domenica 13 giugno 2010

teatri



Teatro Municipale

Teatro dei Filodrammatici

Teatro Gioco Vita San Matteo

Teatro Politeama

domenica 30 maggio 2010

piste ciclabili



La provincia di Piacenza è percorsa da ovest ad est, da Castelsangiovanni a Castelvetro, dal grande fiume, il Po. Approfittando del suo argine la stessa via è percorsa da una pista ciclabile che potrebbe far comunicare la provincia di Pavia con quella di Cremona se non fosse interrotta proprio dalla città stessa.
Dopo aver percorso le anse del fiume da Castelsangiovanni a Ponte Trebbia (in parte però lungo una via sterrata) alle porte di Piacenza la pista ciclabile viene irrimediabilmente interrotta dalla foce del fiume Trebbia che si getta nel Po. Il ponte sul Trebbia della via Emilia Pavese è vecchio, stretto ed obsoleto, già poco adatto al pesante traffico automobilistico, si immagini a quello ciclistico. I suoi due stretti marciapiedi sono abbastanza vecchi e sbriciolati da intimorire i ciclisti adulti, e risultare impossibili per le famiglie con bambini che vorrebbero passare su due ruote le domenica di sole.
In città le piste ciclabili sono poi presenti a spizzichi e bocconi, in alcuni tratti dividendo i marciapiedi con i pedoni e spesso scompaiono nel nulla per abbandonare il ciclista in balia del traffico.
Nella campagna ad est della città una vera pista ciclabile non riprende prima di Caorso, dove finalmente si ritrova il piacere di pedalare fino al Ponte sul Po di Cremona, che è addirittura dotato di una suggestiva pista ciclabile in ferro che porta alla città del Torrazzo ed alle sue perfette piste ciclabili lungo le quali si può seguire il fiume fino alla provincia di Parma ed oltre fino alle terre di Guareschi.

Di piste ciclabili invece lungo le valli piacentine non c’è traccia, e chi in provincia non si sposta in moto, auto o camion lo fa a suo rischio e pericolo.

ponte sul Po a Cremona

medico in visita domiciliare

segnaletica

domenica 23 maggio 2010

le mura della città



Piacenza non può, come Lucca, vantare intatta l'intera cerchia delle mura attorno alla città, ma comunque una buona parte della cinta muraria è arrivata ai giorni nostri ed è ancora utilizzata per passeggiate a piedi ed in bicicletta, sia in quella parte che prende il nome di Facsall, o di Pubblico Passeggio, sia lungo la parte di circonvallazione lungo via XXI Aprile.

Pubblico Passeggio

papaveri sulle mura

Porta Borghetto

domenica 16 maggio 2010

il maestro Muti prova alla Sala dei Teatini





La Sala dei Teatini è uno spazio monumentale pubblico realizzato nella ex chiesa di San Vincenzo.

Riccardo Muti è il celebre direttore d'orchestra attualmente direttore della Chicago Symphony Orchestra e della Orchestra Luigi Cherubini composta da giovani talenti.

domenica 9 maggio 2010

altri cavalli

Giorgio Groppi 2008
(sullo sfondo Palazzo Farnese)

Giorgio Groppi 1981
(Galleria Ricci Oddi)

domenica 25 aprile 2010

il mercato



Piazza Duomo




Piazza Cavalli


domenica 18 aprile 2010

la città che vorrei


La Città che vorrei non è fatta per le automobili ma per le persone. Nella città che vorrei la gente cammina per le strade e gli anziani sono seduti sulle panchine o sulla sedia di fronte alla porta di casa. Nella città che vorrei esistono tram puliti, comodi e confortevoli con cui la gente si sposta quando deve andare in un quartiere lontano. Chi li attende non è in piedi sotto la pioggia, ma seduto sotto una bella veranda e ogni cinque minuti passa un moderno tram che invece di correre sui binari segue una linea ottica. Non si deve comprare il biglietto perché i trasporti pubblici si pagano con una tassa, allo stesso modo di come si paga il servizio di nettezza urbana.
Le automobili naturalmente ci sono e, al di fuori del centro storico, si possono usare, ma siccome si può parcheggiare solo sotto casa è molto più comodo salire sui mezzi pubblici.

Anche per raggiungere un’altra Città non è necessario prendere l’auto perché proprio nel centro della città che vorrei c’è una bellissima stazione, un edificio deco o liberty pulito e curato che rappresenta la porta della città ed il suo biglietto da visita per chi viene da fuori, che quando esce dal treno si trova immerso nella bellezza del centro storico. Da quella stazione partono puntuali treni confortevoli come quelli svizzeri (con tanto di vagone per le biciclette) che arrivano alla bella stazione deco o liberty dell’altra città dove devo andare, dove pure mi aspettano i mezzi pubblici.

Nel Paese che vorrei posso prendere l’auto o la moto, ma solo per divertimento e non per imbottigliarmi in autostrada. Per lavorare o anche per andare in vacanza prendo il treno che è molto più comodo e confortevole, e non ho timore a spostarmi anche con la famiglia o i bambini perché nel Paese che vorrei usare il treno non è una avventura sfibrante o pericolosa o sudicia da quarto mondo.

Nella città che vorrei gli assessori ed il sindaco non possono usare l’auto blu né hanno permessi speciali di parcheggio neanche vicino al Palazzo del Comune, ma si muovono sempre e solo con i mezzi pubblici - così ascoltano la gente e capiscono cosa non va.
Nel Paese che vorrei neppure parlamentari e senatori si muovono con mezzi diversi da tutti gli altri cittadini e non hanno paura della gente perché non hanno la coscienza sporca.

La città che vorrei non ha un piccolo centro ed una enorme periferia dormitorio, ma è fatta di tanti Quartieri come quelli di Parigi o di Londra. Ogni quartiere ha il suo nome, il suo punto vitale, i negozi, il giardino, magari l’asilo e la scuola ed un posto dove trovo sempre i vigili urbani. Ed una comoda fermata dei mezzi pubblici con cui raggiungere gli altri quartieri.

Nella città che vorrei le strade pedonali, che sarebbero la maggior parte delle strade, hanno delle panchine nel centro perché le persone possano sedersi a chiacchierare e gli anziani non siano costretti a restare a casa a guardare la TV o andare dal medico della mutua a prendere pillole per la depressione senile.
Nella città che vorrei la gente usa la bicicletta e continua ad usarla anche quando attraversa la campagna per andare nei paesi vicini perché ci sono piste ciclabili in ogni direzione e non tangenziali che feriscono il territorio e bloccano il transito a qualsiasi mezzo che non inquini l’aria che respiriamo.

Nella città che vorrei la gente va a lavorare passeggiando. Passeggia alla sera alla luce dei lampioni ed al sabato e alla domenica può fare gite in bicicletta lungo il fiume anziché imprigionarsi in enormi centri commerciali sulla tangenziale. E alla fine della gita va a mangiare cibi artigianali in una trattoria sotto il pergolato, perché le leggi e l'ufficio d'igiene non obbligherebbero la produzione di cibo industriale asettico e insipido.

Nella città che vorrei ci sono giardini, ponti pedonali sul fiume e tanti lampioni romantici.

Nella città che vorrei è obbligatorio che le case siano costruite belle almeno quanto solide. Il comune costruirebbe scuole ed uffici belli da vedere come quelli che i Comuni hanno costruito dal rinascimento fino ai primi del novecento, e non quelle insultanti palazzine di cemento da socialismo reale.
Nella città che vorrei si rispetta l’architettura locale e non si possono costruire palazzine anonime.
Nella città che vorrei le aiuole e gli alberi sono obbligatori ovunque e anche la zona industriale non è una distesa da Terminator ma è immersa in un bosco come fanno in Irlanda. Nella città che vorrei la gente respira aria pulita perché non ci sono inceneritori ma solo raccolta differenziata e riduzione dello spreco.

domenica 11 aprile 2010

grattacielo dei Mille